DS. Fare
un buon congresso
La notizia di intimidazioni nei DS ha avuto vasta eco. Vere o no, la
notizia medesima è diventata un fatto. Si deve dire che i Ds
sono uno dei pochissimi partiti ancora in grado di fare un congresso
democratico, di far votare tesi e dirigenti, sia pure con mille limiti,
senza definire, quelle e questi, con la forza del denaro o l’unzione
di un leader supremo. Ma non basta. Andiamo alla radice. A chi giova
un congresso rissoso e dimezzato? Certamente non a chi vuole un mandato
per andare avanti verso il Partito Democratico. Ricordiamo: già
il rinvio della data di convocazione, a suo tempo, ed il voto segreto,
oggi, hanno voluto togliere pressione al confronto politico in atto.
Ma, a ben guardare, nemmeno giova, non può giovare, alle minoranze.
Se il percorso congressuale vedesse un avvitamento polemico fino a punti
di non ritorno chi dichiara di non voler uscire dai Ds come organizzerebbe
una propria fattiva permanenza? Per dirne una: come potrebbe chiedere
un voto per il nostro partito ad elettori che condividono il suo punto
di vista? E anche, quei compagni che hanno scelto di fuoriuscire, o
di non entrare nel PD, quale bagaglio porterebbero appresso? Una valigia
di rancori, per i più, sarebbe un peso addirittura insostenibile,
certo non foriero di nuovo impegno politico, sia pure altrove. Bisogna
scegliere, subito, di fare un buon congresso, che dia speranza a tutti
coloro che sentono il bisogno che l’Italia ce la faccia, che si
dia un contributo alla pace e a curare la Terra malata, che sui giovani
non prevalga il grumo degli interessi, che “il nulla” dei
grandi e pessimi media non ci divori. Stiamo discutendo, discuteremo,
se il Partito Democratico sia lo strumento per fare passi avanti in
questa prova. Ma non si commetta l’errore di puntare ad una drammatizzazione
delle sole nostre scelte, “scomparsa della sinistra” o “nuovo
contro vecchio”. E’ la “prova” dell’Italia
che conta, non la nostra vicenda. Se la si mette così c’è
più ruolo per tutti. Se la si mette così ci sono tutte
le condizioni per parlare di regole e per dare misura a ciò che
diciamo. C’è spazio per fare cose, piccole ma importanti,
per “buona pace” e intelligenza. Quali? 1)Gli organi dirigenti
uscenti, a partire dai Segretari, dalle Federazioni alle Unità
di base, hanno un compito di garanzia che non va sottovalutato. Il segretario
della Federazione di Bologna, molto opportunamente, vi ha fatto esplicito
riferimento in questi giorni. Una garanzia che può esercitarsi
non tanto sulla vigilanza quanto sulla promozione del dibattito. Le
differenze nei Ds ci sono e gli iscritti le conoscono e comprendono.
Ma una circolazione ampia dei documenti e delle opinioni è oggi
necessaria più che mai. Non può avvenire da sola, bisogna
promuoverla. 2)Le “Commissioni per il Congresso” un tempo
erano cellule di spiriti votati al sacrificio, mi è capitato
spesso di farne parte, con la volontà di garantire appieno che
tutto fosse in ordine. Oggi dovranno prevenire asperità più
che censirle, avere - ad esempio- un’ attenzione affinché
localmente vi sia, regolamento alla mano ma anche buon senso in testa,
una intesa su come far votare il maggior numero di iscritti, nel rispetto
dell’insieme del congresso, che dovrà contenere, per così
dire “un seggio e un’urna”, ma non si riduce ad essi.
3) Tutto sarà più facile se non saranno congressi chiusi.
Le Associazioni del Tavolo dell’Ulivo, fra le quali “Nell’Ulivo.Da
Sinistra”, hanno chiesto che si apra il dibattito nelle sezioni
anche ai cittadini, non solo all’associazionismo civile e ulivista
ma anche al volontariato, al mondo del lavoro, della cultura. Ci guardano
in molti. Quei molti vedono nei Ds il sostegno al Governo, il collante
dell’Ulivo e dell’Unione: facciamoli parlare. Per ascoltare
bisogna stare, per poco tempo almeno, in silenzio. Ecco l’antitodo
al chiasso dei litigi.
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DAVIDE FERRARI