LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO

Degrado. Per non rassegnarsi
Cammino dalla Piazza verso il mercato e a due cantoni, prima l’angolo con Orefici poi quello con Vicolo Ranocchi, due individui stanno urinando. Sono in fasi diverse e del secondo posso assistere anche ad una indisturbata e insistita scrollata. Ieri, alle 19, ancora luce piena. Sbraito, uno mi risponde cupo. Meglio svicolare. Giorni orsono , fra le persone in attesa dei taxi, sotto la pensilina di fronte all’uscita laterale della stazione, un giovane semina panico e sconcerto sputando ripetutamente -pur rimanendo nella fila, spalla a spalla dunque con gli altri. Evito lo sputo e intervengo. Mi spiega , stupitissimo del mio rimprovero, che “ha un raschio in gola”: La smette, per fortuna. Sotto casa, ogni venerdì, un nutrito gruppo di teens moldavi, gentilissimi, con le ragazze molto belle , un poco algide, staziona nel piccolo parcheggio privato, a cielo aperto, del mio condominio. Per enne volte ho spiegato loro che non si può, Soprattutto non si può bivaccare e sbevazzare per ore, con lo stereo delle auto, aperte, a tutto volume. Devo dire che il più delle volte se ne sono andati senza proteste eccessive. Ma non sempre. La scorsa settimana i residui, lattine e bottiglie, sono rimasti numerosi. Una carcassa di bicicletta è invece stata abbandonata da una famiglia border-line italianissima del vicinato. Ma pochi giorni dopo un’altra carcassa ha raggiunto la prima. Sembra abbandonata da un nomade. Poi tutte e due i ruderi sono stati per dileggio lanciati dentro il nostro giardino. “Sono i moldavi”- mi informa una vecchina, gattara ma solo per gatti occidentali. In autobus ogni giorno è una lotta, a tarda ora, oggi come sempre, il più vecchio sono io e anche l’unico sobrio. Vagabondi di mestiere e vagabondi per moda hanno l’intero campo. Nessuno può vivere, se non dorme, senza la birretta in mano. L’elemosina per me è regola farla una volta al giorno. Le richieste ormai, io giro molto, non sono meno di sei-sette ogni dì. Qualcuno è gentile, qualcuno è arrogante, qualcuno non ha più la forza per essere ne’ una cosa ne’ l’altra. Tutto normale-direte- ma non riesco ad abituarmi. E allora quelli che abitano vicino agli zingari? E allora quelli di via Petroni, e i turisti degli alberghi della stazione, assediati gli uni e gli altri? Lo so, non sono più sfortunato degli altri cittadini. A differenza di molti ho visto e capito anche quello che non sempre si vuole vedere e capire. Cioè che tanti stranieri sono parte del degrado ma la magguior parte degli avvinazzati, dei pisciatori folli, degli sputazzatori, dei questuanti sono nostri figli, “tota gloria nostra”. So tutto, insomma, ma non riesco ad abituarmi. In Comune è una fila di comitati che bussa alle porte. Ma ognuno guarda a se, o almeno quasi sempre. La politica? L’oppposizione di oggi dice il contrario di quello che diceva ieri e talvolta, con maggiore obiettività, ma con simile impotenza, anche la maggioranza di oggi fa la stessa cosa. Non si può avere speranza? Io credo ancora, non mi rassegno. Possibile che non si trovino almeno trecento persone disposte a interessarsi dei problemi di degrado di tutta la città, a interessarsi, pungolare l’amministrazione, seguire il caso per caso ma anche guardare a tutta la foresta e non solo al singolo albero? Possibile? Mi piacerebbbe provare a trovarli. Magari cominciando a scambiare lettere con chi mi legge e spesso mi scrive. Potrebbe non essere solo un’altra associazione, una in più fra cento e cento, ma un forum di chi già ha esperienza. E perchè non prende l’iniziativa il nuovo “Partito democratico”. Difficile? Non ne sono sicuro, io proverei. “Se son rose, come si dice”, fioriranno. Oppure, citando De Andrè, è più appropriato visto l’argomento: “dal letame nascono i fior”.

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DAVIDE FERRARI