Dopo
la crisi Unipol-BNL, una via d’uscita diversa
E’ di questi giorni una notizia importante nella vicenda unipol-BNL.
Unipol vende, ai francesi di BNP Paribas , il 14,76% della Bnl, ricavando
una plusvalenza di 81 milioni di euro sufficiente a coprire i costi
finora sostenuti. In piu’ il gruppo assicurativo si assicura,
con il 51% del capitale, il controllo di Bnl-Vita, il nocciolo da cui
tutta la complicata vicenda e’ sorta. L’accordo con Bnp
prevede anche un’esclusiva di cinque anni per la distribuzione,
attraverso la rete Bnl, di tutti i prodotti assicurativi del gruppo
bolognese. Unipol dunque non esce di scena. Realizza una alleanza con
un gruppo molto significativo, rilancia la sua presenza, in forme nuove,
dopo il NO della Banca d’Italia e la “crisi Consorte”.
Non sono un esperto ma mi pare un colpo da maestro della nuova dirigenza.
Non c’è un avvitamento ma una svolta. E’ un contributo
a fare chiarezza, indirettamente, anche nella politica italiana, segnata
dai furibondi attacchi di Berlusconi su questa partita. D’altra
parte i Democratici di Sinistra hanno già reagito, ritrovando
la loro unità, proprio sulla questione nata dalla vicenda Unipol-BNL.
E’ un risultato importante, frutto del contributo di linea politico
dato da anime diverse del partito. Si dimostra che solo pluralismo e
collegialità fanno fare passi avanti. Autoreferenzialità
e “uomini soli al comando” fanno danni, danni gravissimi.
Ma se, come sempre, stare nella politica richiede risposte nell’immediato,
bisogna guardare ben più in là, a problemi che già
cominciano a farsi scorgere. Bisogna occuparsi di quale sarà
la prospettiva di uscita dalla vicenda. Sono del tutto contrario a sortirne
fuori con due false verità seguenti, che pure sono richiamate
come “naturali” da molti. La prima: “bisogna recidere
ogni legame fra il partito dei DS e la cooperazione”. Si tratterebbe
infatti di una eredità postcomunista, inconpatibile con una visione
liberale. Certo, ci vuole una assoluta distinzione e una forte autonomia
di giudizio di qualsiasi forza politica, di qualsiasi esponente politico,
nei confronti di ogni soggetto economico. Sempre. Soprattutto quando
si è al governo. Ma si vuole arrivare, in nome della separazione
fra politica ed economia, ad un altro risultato, che invece indebolisce
la politica, potere pubblico, rispetto agli poteri, privati. Vogliono
portarci a disseccare ancora di più, a devitalizzare ancora maggiormente
l’alveo politico del movimento dei lavoratori. Certo sarebbe una
sciagura per i DS come partito della Sinistra. Ma non credo che servirebbe
neppure per dare forza all’erigendo “Partito Democratico”,
che ha comunque bisogno di radici e forze reali nella società.
La seconda falsa verità riguarda direttamente la cooperazione.
Si pretende che la sua attività debba fermarsi al di sotto di
una certa soglia, oltre “si lasci fare al manovratore”.
Bisognerebbe fare un po’ come erano solite alcune buone squadre
di serie “B”. Quando stavano per salire in “A”
rinunciavano, per mancanza di Stadio, per poche risorse ecc ecc. Squadre
provinciali. Non a caso c’è chi ha scritto che una cooperazione
forte può anche esserre utile a livello locale ma riportare il
sistema a livello nazionale porta solo problemi. Ma una cooperazione
forte è un bene per l’intera Italia, non solo per singoli
sistemi territoriali. La tutela costituzionale della cooperazione nasce
proprio dal suo valore positivo, per affermare un modello di reale democrazia,
che è oltre, più moderno del puro liberismo, e che può
esserne molto più efficiente, non solo più giusto.. Quindi
non si deve cadere nella trappola di far degenerare critiche e autocritiche
fino al punto da mettere una ipoteca sulle possibilità di sviluppo
delle imprese cooperative. La strada è un’altra. Bisogna
invece rilanciare l’idea di uno sviluppo sostenibile e programmato,
dove le grandi forze del lavoro, i modelli diversi di imprenditoria
abbiano piena voce nella determinazione degli obiettivi e si assicurino
un ruolo nella possibilità di raggiungerli, nelle regole, certamente
ma anche fornendo idee e disponibilità differenti rispetto all’impresa
privata. Si sono invece offuscati, fin quasi alla scomparsa, questi
concetti identitari per una moderna Sinistra, ma anche per ogni forza
popolare. Paradossalmente è da forme associative del mondo cattolico
che le abbiamo viste riproposte. Talvolta con forme di falsa coscienza,
ma talvolta con una grande lucidità’. Dalla quale bisogna
imparare. Non serve una generica affermazione di distanza fra politica
ed economia, quindi, ma un limpido primato alla rappresentanza politica,
all’interesse pubblico, rispetto agli affari, di chiunque. E insieme
servono piattaforme di governo con obiettivi espliciti di cambiamento
sui quali le forze sociali siano chiamate ad un patto chiaro alla luce
del giorno, se le condividono. Si dice che, con la cooperazione, fino
a pochi mesi fa fra i soggetti depositari della massima fiducia fra
i cittadini, tutta la sinistra, certamente i DS abbiano perso credibilità.
Sono certo che si può rovesciare la situazione. Non rimanendo
in difesa ma rilanciando, sugli scopi grandi del lavoro associato in
economia, sul cambiamento grande che un governo di Sinistra deve saper
garantire.
Scrivetemi a
davideferrari@yahoo.com
DAVIDE FERRARI