Idea:
mettiamo i “cartelli d’arte” per le vie di Bologna
Più volte ho proposto iniziative per fare conoscere la storia
di Bologna, o più generalmente “la storia”, attraverso
una passeggiata in un parco, una visita a una Piazza, un museo, una
chiesa. La città è un libro aperto, per chi sa leggerlo.
E sarebbe bello far imparare a tutti a leggerlo. Gli ovali marroni sulla
facciata dei palazzi storici,con la storia del sito, voluti da Eugenio
Riccomini, sono stati un primo esempio. Da seguire, da ampliare. Ho
una idea. Quante vie della città sono dedicate a poeti. Perchè
non mettere sotto l’insegna con il nome, non solo la brevissima
riga biografica che da sempre c’è, ma un bel cartello,
leggibile, su ferro, resistente all’acqua e alla vigliaccheria
del vandalismo. Con scritto sopra cosa?. La vita, ma anche qualche verso
del poeta ricordato. L’anonima oggi, via Leopardi, troppo piccola,
laterale via Marconi, o la “Petrarca”, bella ma quasi introvabile,
ai piedi dei colli, oltre S. Mamolo, diventerebbero un poco più
significative se il viandante diventasse un lettore, fermandosi all’incrocio,
un attimo, per leggere un verso. Attenzione! Oggi la grande maggioranza
degli italiani legge poesia, anche quella di Dante e Manzoni, solo a
scuola e poi mai più, per tutta la vita. Tra l’altro la
pratica di far memorizzare agli scolari, almeno “Davanti a S.Guido”,
si è da tempo interrotta, sostituita non da didattiche più
moderne, ma ,spesso, dal nulla. Risultato la poesia è “out”,
fuori dalla nostra vita e dalla nostra memoria. Ma per poeti minori,
il cartello che propongo sarebbe una vera fonte di scoperta. Chi ha
mai letto, oggi, Enrico Panzacchi o Severino Ferrari? Ovviamente quanto
scrivo varrebbe anche per i prosatori, dal romanziere Fogazzaro al giornalista.
Non mi fermo qui. Pensiamo ai musicisti. Le nuove tecnologie permetterebbero
cose inusitite e bellissime. Siamio sicuri che costerebbe troppo mettere
delle note immortali accanto ai nomi di Mozart o Respighi? Pensate a
quel rione di S.Ruffillo pieno di musicisti. Ponchielli, Donizetti,
tanti altri. Diventerebbe un concerto. Magari a richiesta. Oggi in qualche
semaforo -in troppo pochi- si può chiedere il verde. Forse è
possibile fare in modo che si possa chiedere una sinfonia ad un incrocio,
un accenno, almeno, un secondo di bellezza tra il traffico e la solitudine
affannosa della vita quotidiana. Ancora più facile per i pittori.
Qui un cartellone riprodurrebbe, con molta facilità, un capolavoro,
un particolare, magari, non solo di Caravaggio, ma di Pellizza da Volpedo,
di Benozzo Gozzoli. Chi sono? Chiede mia figlia quando traversiamo le
loro vie, attorno alla Lunetta Gamberini. In quanti saprebbero rispondere
oggi? Domani con i “cartelli d’arte” tutti sarebbero
in grado, divertendosi. i nomi dei letterati, dei musicisti, dei pittori,
dunque. I nomi e le cose, le insegne con i versi, la sonorità,
i disegni. Tre cose che cambierebbero la città. Troppi cartelli,
dirà qualcuno. Il problema c’è. Oggi, nelle strade
e nei marciapiedi, comanda Barabba. Tutti aggiungono pali, pericolosi
per i disabili e non solo per loro. Nessuno mai li toglie. La campagna
dei “cartelli artistici” si accompagnerà allora,
lo propongo, alla bonifica dei pali e dei cartelli inutili. Siete d’accordo,
ora?
Scrivetelo a:
davideferrari@yahoo.com
DAVIDE FERRARI