LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO

Il carnevale di Rio e di San Vitale


Da qualche anno Bologna è la città dei piccoli carnevali.
Se, certamente, tutti conosciamo il carnevale dei ragazzi, fortemente voluto dal cardinale Lercaro che, tuttora, è organizzato dalla chiesa bolognese nelle vie del centro e in piazza Maggiore, non di meno, vi sono cresciuti, senza polemiche, attorno tanti piccoli figli, un po’ monelli.
Infatti, recentemente, sono nati altri carnevali: piccoli, di quartiere, molto partecipati. In San Vitale, per iniziativa di un gruppo di persone dello storico rione della cirenaica, sta crescendo quello che forse è il più bello e il più importante fra questi piccoli carnevali. L’organizzatore principale è Risiero Lotti, un “Peppone Bottazzi”, dallo sguardo scaltro e divertito.
La Parrocchia, ormai, collabora attivamente alla sfilata del popolo laico della cirenaica. La concorrenza è superata.
Ogni anno i carri aumentano, così i bambini e i loro genitori.
Un’altra caratteristica di questa manifestazione è la data: in San Vitale il carnevale dura ben oltre la quaresima e i coriandoli si tirano ai carri mascherati in pieno aprile.
Chissà: nella nostra città per divertirsi tutti i giorni sono buoni.
Parlavo, qualche tempo fa con un gruppo di coreografi e maestri di ballo, provenienti da Cuba e al lavoro, in città di questi argomenti.
Ho loro raccontato del carnevale, affidato alla curia, e quindi, in qualche modo “assente” dall’orizzonte delle grandi manifestazioni civili bolognesi, che invece contano persino il discusso Street Rave Party. Abbiamo ricordato assieme proprio il fenomeno di questi piccoli bellissimi carnevali quartierili.
Ci sono a Bologna circa quaranta centri che insegnano la Salsa, il Merengue, oppure il Tango, oppure le Danze Afro.
Perché non mettere assieme questi ballerini, i loro allievi e, senza disturbare il carnevale ecclesiastico, far crescere una o più delle manifestazioni zonali fino a farne una piccola grande sfilata nello stile di Rio. Questa è l’idea che mi hanno suggerito.
Ad ogni carro si potrebbe associare una delle scuole di ballo cittadine.
Diciamo la verità: quando a far musica e a far movimento sono i sudamericani, i Caraibici, soprattutto “le” sudamericane, è proprio tutta un’altra cosa.
Ho parlato di questa idea al Signor Lotti.
Chissà.
Forse, dopo che in Massarenti le case popolari hanno assunto, storicamente, i nomi delle nostre povere guerre coloniali, i giorni del divertimento prenderanno il nome e le forme di questi paesi lontani e meravigliosi.
Come sarebbe bello un carnevale creolo in via Scipione Dal Ferro, tante Oba-Oba sul ponte di via Libia.
A noi bolognesi piace non farci mancare proprio nulla.

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DAVIDE FERRARI