LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO

“Il lavoro nero è uno scandalo”. Diciamolo con il Cardinale
Sabato scorso ho dato ragione al Cardinale. Era il 12 Febbraio, l’anno il 2005. Converrà me lo appunti, perchè mi capita davvero di rado. Non per anticlericalismo, che considero un vizio fra i più sciocchi, ma per incapacità di sottostare alla forza dei potenti quando si parla di diritti civili. E su questo tema, purtroppo, non mi è riuscito spesso di poter dire “bravo” ad un ecclesiastico importante. Sì, su diritti delle donne, dei “diversi”, delle persone come liberi individui, la distanza è grande e purtroppo non si sta riducendo in questi tempi di pre-referendum sulla legge che limita la fecondazione assistita. Allora su cosa, qualcuno chiederà, “hai dato ragione a Caffarra”?! Tutto nasce dalla lezione che il Cardinale ha tenuto, quel giorno, all’Istituto “Veritatis splendor”, sede di formazione sociale, non solo teologica, della chiesa bolognese. Il tema era “il lavoro” e le parole di Mons. Caffarra molto nette, dure e giuste. Ha parlato di “scandalo sociale e morale” del lavoro nero e di necessaria parità nei diritti dei lavoratori migranti, che del lavoro sommerso, sottopagato e senza sicurezza, sono, fra le tante vittime, i più numerosi. Ebbene, se altre volte ero stato molto critico verso dichiarazioni ed interventi del Cardinale Caffarra. Questa volta ho desiderato far notare il grande valore della sua lezione sul lavoro, la condizione dei lavoratori. Il Cardinale ha pronunciato parole di verità e di esattezza, denunciando lo scandalo del lavoro sommerso, la condizione di vera e propria schiavitù che vivono lavoratori alienati dalla sottomissione a quello che bisogna tornare a chiamare con il suo nome: sfruttamento. Il mondo politico, non solo bolognese, deve riflettere, ho aggiunto. Rifletta in particolare la sinistra, che -ovviamente- mi sta più a cuore. E’ il lavoro, la rivendicazione del suo valore di promozione umana , il terreno sul quale ci si può confrontare ed unire con la ricerca della Chiesa cattolica e di molti suoi pastori. Al contrario molto spesso mentre si abbandona, o almeno si trascura, questa istanza fondamentale, succubi del liberismo, si cede su altri terreni, come quelli che ho citato all’inizio, dove vi sono obiettive e serie differenze. So bene che molti bolognesi sono preoccupati, anche senza essere razzisti, dal numero crescente di immigrati. Si può e si deve discutere di come, razionalmente, affrontare il problema. Ma tollerare l’iniquità avvelena una società. Tolleriamo che milioni di lavoratori, che contribuiscono all’INPS di tutti, da anni ed anni in Italia, non abbiano diritto di voto, tolleriamo centinaia e centinaia doi morti, di stranieri e di italiani, nei mille cantieri senza regole dell’edilizia italiana, tolleriamo che i contratti siano carta straccia in altre migliaia di posti di lavoro. Tolleriamo, troppo.Come troppo si lascia correre il vento arido della flessibilità sui nostri giovani. Ma una società senza ordine, senza regole, senza giustizia, non è una società più veloce- come da decenni ci dicono i megafoni del denaro- ma qualcosa che velocemente corre al disastro.
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DAVIDE FERRARI