LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO

C’è anche Bolognola!
Se guardate in rete o su un dizionario enciclopedico alla voce: “Bolognola” troverete che si tratta di un piccolissimo comune della Provincia di Macerata. Una località di notevole interesse paesaggistico, apprezzata come meta di sport invernali. Grazie alle informazioni redatte da qualche locale, con tipica civetteria provinciale, in alcuni siti si può apprendere che “le sue numerose sciovie, le scuole di sci e le diverse piste rendono Bolognola particolarmente attrezzata per offrire ogni comodità al turista, che intenda ritemprare lo spirito sui campi di neve.” E ancora che “ Piacevolissimo soggiorno estivo, offre centri di escursionismo equestre, bicitrekking, mountain bike; le escursioni e le passeggiate possono anche indirizzarsi alla scoperta dei tesori d’arte celati nelle piccole e graziose frazioni”. Ci si può chiedere quale sia l’interesse, per una rubrica come la nostra, e forse per il mondo intero, di tali informazioni. Il nome, Bolognola, “piccola Bologna?”, può già fornire una traccia della nostra curiosità. Il fatto è che, secondo una antica tradizione, il borgo appenninico, piccolo e selvaggio, più di mille metri di altezza ed oggi 150 abitanti, si formò per l’insediamento di tre nobili famiglie ghibelline bolognesi (da qui il nome), i Bentivoglio, i Pepoli e i Malvezzi, cacciate dalla città emiliana nel XIII secolo. A questi cognomi, ed è veramente curioso, si intitolano ancora oggi le frazioni, tre, del villaggio. I tre nuclei che costuiscono il comune sono chiamati anche, rispettivamente Villa Bentivoglio, o da Piedi (delizia dell’Italiano centrale”), Villa Pepoli, o di Mezzo, e Villa Malvezzi, o da Capo. C’è poi, in paese, un rudere di antico castello medievale, denominato castello Pepoli. Insomma una colonia di Bologna perfettamente conservata, una chicca per gli appassionati della nostra storia. Ma proprio dal castello ho imparato che qualche complicazione c’è. Intanto il Comune testimonia che il nome Pepoli è improprio, si chiamerebbe invece “Da Varano”, il nome di una famiglia feudataria di Camerino e trucidata da Cesare Borgia. Poi questi Malvezzi, Pepoli, Bentivoglio che sarebbero scappati quando i Geremei guelfi prevalsero, chi li ricorda? Tre famiglie importantissime ed in epoche diverse, per Bologna, possibile che nessuno qui sappia i nomi e abbia dato conto di questo esodo nei monti Sibillini, di questi Mosè nostrani? Insomma Bolognola è o no la piccola Bologna? Parrebbe di no , insistendo nella lettura del sito dell’amministrazione comunale. Intanto, in tempi ben più antichi, il Municipio sarebbe ricordato come “Bolonia”, forse dai Galli Boi, come la nostra città, ma esistente ben prima dell’arrivo, nel XII secolo dei nobili felsinei. E ancora la storia ricorda i Falerone, signori del Castello di Bolognola, i Da Varano, appunto, le vicende di una abbazia ed i rapporti con Camerino, ma dei bolognesi nulla. Assolutamente nulla. Ma il dubbio ci è rimasto. Passi i Pepoli ed i Bentivoglio, Signori il cui cognome poteva essere noto, ma chi ha suggerito il cognome Malvezzi , a centinaia di chilometri dalla nostra terra e dalla loro Castelguelfo? E quando? Ancora. Ho trovato una traccia curiosa. Pare che nei sotteranei di un Palazzo del ‘700, il Primavera, a Villa Bentivoglio, si lavorasse la lana. Certo la lana si produce in tutto il mondo, ove si pascolano pecore, ma l’attività tessile era una colonna dell’economia e del lavoro di Bologna. Maggiormente il canapo ma anche la lana. Chissà!? Forse come i monaci portarono la seta in occidente, i laici ghibellini cercarono di impiantare fra montagne aspre e innevate l’arte della lana. Bolognola mi appare un piccolo mistero, lo approfondirò e ne scrivero’ nelle prossime settimane. Intanto sappiate che vi è nato il “poeta dei suoni”, Filippo Marchetti. Chi era costui? Era l’operista insigne, minore solo fra i massimi, autore del “Ruy Blas” e di altre composizioni oggi più dimenticate. L’opera ebbe ai suoi tempi un successo straordinario e servì all’editore Lucca per fare guerriglia a Ricordi ed al suo Verdi. La battaglia a chi faceva più repliche, il “Ruy Blas” o “La forza del destino”, resto’ a lungo incerta, a cavallo dell’869. Che Bologna, in odio a Verdi, sia riuscita a infastidire il cigno di Busseto anche grazie ad un figlio di Bolognola’?
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DAVIDE FERRARI