“Credetemi:
è un buon bilancio”
Nonostante la bufera del metro, si deve riconoscere e riflettere su
due fatti nuovi nel Comune di Bologna. Prima l’approvazione delle
linee programmatiche di mandato, al termine e di un processo di partecipazione
molto articolato che ci ha consegnato un testo molto arricchito. Poi
la firma di tutte e tre le confederazioni sindacali su una intesa sulla
manovra finanziaria e sulle scelte di bilancio dell’amministrazione.
Un esito non scontato. Non esistano al giorno d’oggi “Governi
amici” a prescindere dal merito. Ogni volta il confronto con le
grandi organizzazioni sociali mette la politica di fronte al redde rationem:
bisogna dimostrare di avere qualcosa da dire e anche di sapere ricevere
molto. I punti che il movimento sindacale ha messo in rilievo sono sostanzialmente
due, e io credo, bisogna giudicare a partire da questi punti la congruità,
rispetto alle istanze sociali, dell’intera manovra di bilancio.
La prima questione è quella della lotta al carovita. Non vi è
dubbio che bloccare il meccanismo di aumento della pressione finanziaria
sui cittadini fosse una richiesta seria. C’è stata una
prima risposta. E’ importante, al contempo, che si abbia una valutazione
positiva sul fatto che, invece, per le case sfitte si disponga quell’aumento
dell’ICI, che Galletti e l’opposizione così duramente
stigmatizzano. E’ un punto di equità e di indirizzo del
mercato sociale e non invece un balzello aggiunto col quale fare cassa.
La seconda questione riguarda i servizi. I “miracolosi incrementi”
della spesa sociale nel periodo Guazzaloca sono una leggenda da sfatare.
Se noi sommiamo le spese di investimenti ai budget, dal ’99 al
2004, vediamo che si è speso di più nella spesa corrente,
si è investito poco, pochissimo si è innovato. Ha ragione
il movimento sindacale che ha insistito per ulteriori risorse sull’infanzia,
sul capitolo disabili, sulla stessa questione anziani, da considerare
anche con gli strumenti della qualificazione del lavoro delle badanti.
E per questa ragione mi sembra molto importante che ci sia stato un
riconoscimento del criterio del rigore e della qualità della
spesa. In sintesi sulla spesa sociale, se da un lato non vi è
il calo lamentato dall’opposizione (confrontando il bilancio della
giunta nuova con il “normalizzato” del 2004 e non quanto
dichiarato da Galletti nel suo ultimo budget) in ogni caso la Giunta,
si ripromette di intervenire anche con criteri di rigore, di equità,
rispetto a tutta una serie di servizi accesi. Se si fosse impegnato
l’ultimo anno di mandato, invece che a una accelerazione pre-elettorale
della spesa, a una verifica degli impieghi di tutto il mandato, non
sarebbe necessario approntarla oggi, a inizio del nuovo mandato. Ecco
allora il bilancio Cofferati, anche grazie all’iniziativa del
movimento sindacale: conferma dell’intervento sociale, mira ad
anziani e infanzia, con impegni su questo mandato, come i 700 posti
nei Nidi, non rinviati al futuro. Ancora: strumenti pubblici di gestione
non abbandonati, ma anche controllo, verifica. Chiediamoci come la manovra
nella sua sostanza impatta sulla società bolognese. Anche qui:
per quanto riguarda le entrate un effetto si è già contribuito
a determinarlo in realtà più vaste del Comune di Bologna,
con il contenimento delle tariffe, e sarà un segnale per il mercato,
dove oggi, HERA agisce con la propria rilevante dimensione. Per quanto
riguarda gli investimenti la volontà di rivedere, non di annullare,
quanto era stato programmato, insieme al grandissimo sforzo di ripensare
le infrastrutture per la mobilità e di difenderle, sono stati
segnali di volontà anticiclica rispetto a una crisi produttiva,
ma anche di idee, che esiste nella città. Veniamo allora al nodo
serio della metropolitana-tramvia. E’ stato assai grave, mentre
l’attenzione degli organismi della programmazione economica nazionale
era aperta su Bologna, affermare ripetutamente, come ha fatto l’opposizione
in Consiglio, che si era di fronte a un “progetto assurdo”,
e giustificare, se non auspicare, la negazione del finanziamento. I
cittadini non capiscono e non capiranno chi in questa battaglia ha combattuto
sul fronte avverso a Bologna. Concludo: il processo partecipativo può
davvero dare qualcosa; e questa è l’ora della tessitura.
Chi ha da dire qualcosa, deve tessere, più che ostacolare, attardarsi
nella minuta rivendicazione specifica, o anche tacere assentendo. E’
grande l’occasione che Bologna si gioca in questi anni. Per questo
mi sento di dirvi:”CREDETEMI: E’ UN BUON BILANCIO”.
Cosa ne pensate?
Scrivetelo a
davideferrari@yahoo.com
DAVIDE FERRARI