Assegnazione
case: cambiare è stato comunque un bene
Una cosa sola, ma precisa, si può e si deve dire fin d’ora
sulla vicenda delle assegnazioni delle case pubbliche. Fino a questo
mandato un certo numero di alloggi veniva destinato a persone richiedenti,
casi sociali di particolare gravità, da una commissione che vedeva
assieme tecnici e politici, cioè consiglieri comunali. Si deve
dire che cambiare è stato un bene, come ha fatto la nuova Giunta
di Cofferati, passando ad un ruolo maggiore dei tecnici comunali. Personalmente
ho sempre pensato, ieri dall’opposizione e oggi dalla maggioranza,
che questa fosse la giusta direzione. Leggo che, anche chi difende -
in modo del tutto comprensibile - il proprio operato nei passati lavori
della Commissione casa, sottolinea le responsabilità dell’apparato
tecnico nel selezionare le domande. Bene. Ancor più giusto allora,
se già in parte così avveniva, passare ad una totale responsabilità
tecnica. I consiglieri comunali hanno molti altri modi per svolgere
un lavoro proficuo sul serio problema della casa. Non mi pare sufficiente,
per cambiare opinione, l’argomento che viene talvolta portato
di un ruolo promotivo dei rapporti fra istituzioni e cittadini svolto
dai rappresentanti politici grazie a strumenti quali, appunto, la commissione
casa, nel modello precedente. Certamente fare relazione, raccogliere
i bisogni, incanalare proteste e opinioni, sono compiti importantissimi
dei consiglieri comunali, ma non appena li si traduce nella creazione
di tanti cataloghi di fatti personali si possono indurre rischi. Chi
seleziona le priorità sociali individuali delle quali occuparsi?
E poi, non si determina forse che per avere riconosciute le proprie
bisogna condividere anche quelle degli altri? E’ il rischio -
che io considero serio - di una pratica consociativa che, anche quando
sia svolta con le migliori intenzioni non è mai positiva, non
fa chiarezza, opacizza l’immagine delle istituzioni. Su questi
temi deve approfondirsi il dibattito, individuando, con serenità,
senza polemiche colpevolizzanti divisive e controproducenti, anche altri
luoghi e fattispecie dove serve cambiare. Nel passato, ad esempio, anche
alcune altre sedi consiliari, su terreni rilevantissimi - come l’urbanistica-
ad esempio, hanno corso il rischio di vedere un concorso delle varie
maggioranze ed opposizioni che si sono nel tempo scambiate i ruoli,
non sul piano della proposta o del controllo, ma sul piano della “istruttoria”
delle realizzazioni di edilizia privata concertata. Paradossalmente
proprio quando si lavora di più questi rischi possono prodursi.
Sarà un caso ma proprio mentre abbondava il lavoro su queste
realizzazioni di privati Bologna perdeva altri anni nel vedere nascere
finalmente un nuovo Piano generale e moderno per il proprio sviluppo.
Bisogna stare nei propri limiti, nei perimetri delle proprie funzioni.
Sempre. A chi ha la responsabilità del governo, vada la funzione
di governo, a chi garantisce il procedimento amministrativo vada limpidamente
questo ruolo, chi, come il Consiglio comunale, deve indirizzare e controllare
abbia garantiti compiti e strumenti relativi. Non è certo una
“Diminutio”. Anzi. Saper produrre indirizzi programmatici
credibili e chiari vuol dire parlare alla città. Saper suscitare
serie verifiche del governo via via che un mandato si svolge, vuol dire
essere protagonisti. Per questo, mi rivolgo alla opposizione, non ho
compreso la polemica sui tempi “lunghi” con i quali la Giunta
Cofferati ha prodotto il proprio programma. Sono stati figli di un coinvolgimento
reale ed inedito della città. Potevano essere tali da determinare
una vasta iniziativa propositiva e naturalmente alternativa delle opposizioni.
Abbiamo invece avuto poco, o nulla. Ed ora, quando si avvicina la scadenza
del primo anno di mandato, non sarebbe più interessante promuovere
una prima verifica, complessiva, piuttosto che attardarsi in una sequela
infinita di interpellanze all’inizio di tutte le sedute del Consiglio
che “bruciano” la loro attualità in pochi minuti?
Lo so bene: non sta a me, certamente, indicare il mestiere a chi ora
è nel ruolo di opposizione. Ma una riflessione sui compiti del
Consiglio comunale si impone, per tutti. Altrimenti inevitabilmente
lo vedremo svilito nel suo ruolo, fra rivendicazioni di spazi impropri,
difese del passato e frammentazione - fino all’invisibilità
- del confronto e della polemica politica.
Cosa ne pensate? Scrivete a
davideferrari@yahoo.com
DAVIDE FERRARI