“Aldo
Moro, Pasqua 1978”
Tante cose verrebbero in mente, in queste giornate di Pasqua, dopo elezioni,
comunque importanti e positive, e altro, come la straordinaria vittoria
dei giovani lavoratori francesi. Ma Domenico Cella ha inviato ad una
sua mailing list, cui sono parte, una lettera di Aldo Moro alla moglie.
Ho pianto molto, leggendo, e ho ricordato. Non c’è davvero
nulla di più importante da trascrivere in questa mia piccola
rubrica. Vi chiedo di leggerne alcuni brani, con attenzione, se ne trovate
il tempo e il modo.
Davide Ferrari
A Eleonora Moro (lettera dal carcere delle Brigate Rosse, non recapitata)
Mia Carissima Noretta, vorrei dirti tante cose, ma mi fermerò
alle essenziali. Io sono qui in discreta salute, beneficiando di un’assistenza
umana ed anche molto premurosa. Il cibo è abbondante e sano (mangio
ora un po’ più di farinacei); non mancano mucchietti di
appropriate medicine. Puoi comprendere come mi manchiate tutti e come
passi ore ed ore ad immaginarvi, a ritrovarvi, ad accarezzarvi. Spero
che anche voi mi ricordiate, ma senza farne un dramma. E’ la prima
volta dopo trentatré anni che passiamo Pasqua disuniti e giorni
dopo il trentatreesimo di matrimonio sarà senza incontro tra
noi. Ricordo la chiesetta di Montemarciano ed il semplice ricevimento
con gli amici contadini. Ma quando si rompe così il ritmo delle
cose, esse, nella loro semplicità, risplendono come oro nel mondo.
Intuisco che altri siano nel dolore. Intuisco, ma non voglio spingermi
oltre sulla via della disperazione. Riconoscenza e affetto sono per
tutti coloro che mi hanno amato e mi amano, al di là di ogni
mio merito, che al più consiste nella mia capacità di
riamare. Non so in che forma possa avvenire ma ricordami alla Nonna.
Cosa capirà della mia assenza? Cose tenerissime a tutti i figli.
Ad Agnese vorrei chiedere di farti compagnia la sera, stando al mio
posto nel letto e controllando sempre che il gas sia spento. A Giovanni,
che carezzo tanto, vorrei chiedessi dolcemente che provi a fare un esame
per amor mio. Ogni tenerezza al piccolo di cui vorrei raccogliessi le
voci e qualche foto. Per l ‘Università prega Saverio Fortuna
di portare il mio saluto affettuoso agli studenti ed il mio rammarico
di non poter andare oltre nel corso. Mi dispiace di non poter dire di
tutti, ma li ho tutti nel cuore. Ed ora alcune cose pratiche. Ho lasciato
lo stipendio al solito posto. C’è da ritirare una camicia
in lavanderia. Data la gravidanza ed il misero stipendio del arito,
aiuta un po’ Anna. Puoi prelevare per questa necessità
da qualche assegno firmato e non riscosso che Rana potrà aiutarti
a realizzare. Spero che, mancando io, Anna ti porti i fiori di giunchiglie
per il giorno delle nozze. Sempre tramite Rana, bisognerebbe cercare
di raccogliere 5 borse che erano in macchina. Niente di politico, ma
tutte le attività correnti, rimaste a giacere nel corso della
crisi. C’erano anche vari indumenti da viaggio. Ora credo di averti
stancato e ti chiedo scusa. Non so se e come riuscirò a sapere
di voi. Il meglio è che per risponderne brevemente usi giornali.Ricordatemi
nella vostra preghiera così come io faccio. Vi abbraccio tutti
con tanto tanto affetto ed i migliori auguri.
vostro
Aldo
P.S. Accelera la vendita dell’appartamentino di nonna, per provvedere
alle necessità della sua malattia.
Scrivete le vostre opinioni a
davideferrari@yahoo.com
DAVIDE FERRARI