Aldini cambiare
per crescere
Le Aldini e anche le Sirani, delle quali non bisogna dimenticarsi, sono
un patrimonio importante per lo sviluppo di una area più vasta
della stessa città di Bologna. Se si guarda alla provenienza
dei loro allievi ecco apparire i confini di una “città
metropolitana di fatto”, unificata dall’economia prima che
dalle leggi. Se si guarda al destino dei loro diplomati (lavoro a tempo
indeterminato assicurato alla grande maggioranza a tre anni dall’esame
di stato) se ne comprende il valore e comunque il fatto che si occupano
di formare tecnici di importanza nevralgica. E, va sottolineato, gli
ultimi anni non hanno visto“il gruppo Aldini” fermo: hanno
lavorato, con le scuole, diurne e serali, lo “Sportello orientamento
lavoro” e la fondazione, e il Museo del patrimonio industriale.
Eppure, non solo in questi giorni, ma da almeno dieci anni, se ne parla,
“in politica”, soltanto per l’asciugamento delle sedi
e degli organici. In sintesi estrema proverò a segnalare i punti
al riguardo che ritengo prioritari. 1) Le scuole comunali devono diventare
“scuole della comunità bolognese”. Occorre, al più
presto e nei modi dovuti, realizzare un rapporto molto stretto con le
imprese bolognesi, e con la Provincia e la Regione, per giungere ad
una “forma” strutturale moderna e di adeguato finanziamento.
Una forma forte e permanente d’intervento ed indirizzo pubblico,
tutt’altro quindi che una generica privatizzazione, dove possano
unirsi risorse ed idee del mondo produttivo. E’ evidente che risorse,
sempre “contingentate”, ma certe, sociali e non solo istituzionali,
sarebbero una garanzia contro l’estendersi del precariato che
sta divorando le scuole pubbliche attuali. 2) Le “scuole della
comunità” non dovranno fare tutto e solo quello che fanno
altre scuole pubbliche ma indirizzarsi verso due funzioni. Una è
evidentemente quella di garantire una istruzione e formazione alta e
medio alta, produrre master ed offerta di corsi per adulti. Una funzione
che può partecipare a finanziare il complesso delle attività.
Ma ne esiste anche un’altra, che va ripensata ma non perduta,
che è quella, dal capo opposto, quella di garantire percorsi
di integrazione e recupero di ragazzi sulla via di abbandonare la scuola
senza niente in mano. La “crisi di liquidità” delle
famiglie, e l’afflusso di migranti aumentano questo rischio e
chi ha responsabilità pubbliche non può dimenticarlo.
3) Per ripensare forme e contenuti non basta qualche esperto. E’
necessaria la massima partecipazione dei docenti, dei lavoratori e delle
stesse associazioni dei diplomati. E le organizzazioni sindacali hanno
molto da dire, come naturalmente le associazioni produttive. Oggi “tirar
fuori quattrini” non è facile per nessuno. Ma il marchio
Aldini-Sirani vale moltissimo. E le attività possono essere anche
direttamente remunerative, formative, di certificazione e progettazione,
non per forza capitoli di spesa, comunque importantissimi per il futuro
della città. La disponibilità in tempi certi ad un impegno
progettuale di rilancio è nelle mani, ma anche nelle possibilità
dell’amministrazione. Può essere dentro un documento votato
dal Consiglio, dopo un dibattito serio. Altrimenti la discussione non
potrà che avvitarsi in un confronto fra chi inevitabilmente richiamerà
la necessità di tagliare, e chi proporrà la richiesta
di tirare avanti ancora così. Entrambe le posizioni, se si fermeranno
lì, potrebbero essere messe in dubbio da una domanda semplice
ma inquietante: Cosa succederà, cosa potrà ancora essere
finanziato? No, è necessario e possibile cambiare. Cambiare,
non solo per non morire ma per crescere.
Scrivete la vostra opinione a
davideferrari@yahoo.com
DAVIDE FERRARI