“Tutto passa, la Musica rimane” di
Davide Ferrari
I Lavoratori del Teatro Comunale di Bologna hanno organizzato la sera
di Giovedì 24 Marzo, un concerto straordinario dell’Orchestra
e del coro del Teatro diretti da Daniele Gatti e aperto alla cittadinanza.
Tutto gratis, insomma. Cosa ha spinto il Maestro Gatti, L’Orchestra,
il Coro e le maestranze del Teatro a offrire alla cittadinanza un concerto
a ingresso libero? L’iniziativa è nata dall’esigenza
di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla grave situazione nella
quale si trovano le Fondazioni Lirico Sinfoniche italiane, impegnate nella
salvaguardia di un patrimonio culturale ed artistico unico e distintivo
del nostro Paese e, come si sa, fra le poche cose italiane apprezzate
in tutto il mondo. Io c‘ero. Sono arrivato all’ultimo minuto,
ahimè! Mi hanno fatto salire al quarto piano e ho assistito da
una sedia arrampicata su un podio, nella seconda fila di un palchetto.
Meglio così. Vedere l’entusiasmo di chi era con me quella
sera è stato bellissimo. Classiche davvero le musiche: il Nabucco,
bissato alla fine, e il sorprendente Macbeth, freschissimo, che pare -
permettetemi l’eresia - la colonna sonora di un grande film. Infine
la trascinante, ed insinuante assieme, sinfonia della “Forza del
destino” mi ha appassionato, come sempre. A Verdi bisogna arrendersi,
sempre. Soprattutto quando si è in un Teatro. Un Teatro appunto.
Fra stucchi e ordini, con le effigi di Goldoni, Sofocle, Aristofane e
Pomponio che ci ricordano che non era nato solo per la Lirica, il Comunale
è sempre una gemma. E’ uno dei nostri orgogli di bolognesi.
“Lo sanno i ragazzi di oggi?” Ci si chiede spesso. Ma io chiedo:
“E i vecchi di oggi, lo sanno?”. Quanti partecipano della
sua bellezza? Quanti lo frequentano? Quanti possono ricordarlo, viverlo
come proprio? questo è il problema. I lavoratori quella sera non
difendevano se stessi ma la musica. Servono fondi e invece lo spettacolo
pubblico è strozzato dalle finanziare e dalle politiche avare di
questa triste epoca di liberismo. E senza fondi la musica diverrà
sempre più di elite e i teatri sempre meno pubblici, sempre meno
di tutti, sempre meno “nostri”. Non preoccupiamoci. C’è
chi previene, chi elimina il problema alla radice. La ministro Moratti,
sempre Lei, ha le idee chiare. Ha tolto la musica, e ce ne era davvero
pochissima, da tutti i percorsi scolastici successivi alla scuola media,
a parte quello specialistico per chi diverrà musicista. Così
non si corre il rischio di mettere idee strane nella testa dei giovani.
Stiano a casa a vedere i Realities, oppure in strada con l’immancabile
“birretta”, e non pensino di chiedere di andare a teatro e
a chiedere musica, tutta la musica vera, dal vivo, presente ed offerta
nella nostre città. “Togliamo loro la musica fin da piccoli.
Prima si fa meglio si sta. Così ci togliamo il pensiero!”
Fin qui la Moratti, ma gli altri? E’ strano ma nel paese del canto
e dell’Opera pare che a nessun politico interessi la musica. Non
sono molte le voci che si sono levate per lo scempio che la “riforma”
della scuola berlusconiana produrrà e pochi sostengono l’impegno
del mondo dei teatri per un giusto sostegno pubblico. Ben si comprende.
Quello che a molti poeti e potentini interessa dell’Opera si svolge
nel foyer, quando la musica tace, non nel palcoscenico o nel “golfo
mistico”. Fare scricchiolare la penna di qualche giornalista per
descrivere abiti e lusso, scollature e abbronzature in una “cronaca
bizantina” di provincia. Solo questo interessa. Ma ha detto bene
Daniele Gatti, posando la bacchetta: “Tutte queste cose passano,
i teatri restano”. Cosa ne pensate? Scrivetelo a davideferrari@yahoo.com
DAVIDE FERRARI |