La sinistra a Bologna
Potrà sembrare strano parlare di prospettive, in questi giorni
nei quali, inevitabilmente, i giornali sono, di buona lena, al lavoro
per strappare dichiarazioni sul difficile confronto fra il Sindaco di
Bologna e Rifondazione. Si vorrebbero piuttosto note stampa in stile
con una schiacciata su un tavolo da ping-pong che ragionamenti di linea.
Ma riflettere e proporre dovrebbe essere un compito mai da interrompere.
Questo nell’ottica di contribuire a ciò che vuole più
di ogni altra cosa la grande maggioranza dei cittadini di Bologna: rinsaldare
e qualificare l’azione di governo. Provo allora. Parto da una
considerazione. Una larga maggioranza è necessaria non solo per
vincere alle elezioni, ma anche per realizzare un buon programma e valorizzare
la medesima autonomia del primo cittadino. Anche a Bologna, non vedo
contrasti insanabili fra una maggioranza articolata, e comprendente
tutte le componenti più radicali del centro-sinistra, e un forte
ruolo del Sindaco, più autonomo dai partiti di quanto non fosse
in altre epoche, ed in dialogo diretto con la pubblica opinione, con
relativi oneri ed onori. No, non c’ è contraddizione. Sarebbe
invece deleteria proprio una riduzione dello schieramento, un ridividersi
tra forze votate al governo e forze destinate alla protesta sociale.
In questo quadro anche la “prima responsabilità”,
la leadership, apparirebbe più ristretta, esattamente come lo
schieramento. Se questo è vero, e mi permetto di dire che questa
considerazione di partenza dovrebbe davvero essere sempre tenuta presente,
non di meno occorre che alcune condizioni siano osservate perché
il ruolo delle componenti di sinistra radicale sia valorizzato fino
in fondo. Mi ero permesso di indicarle, tempo addietro, in un articolo
rivolto ai compagni di Rifondazione, e delle altre forze, presenti e
non presenti in Consiglio Comunale. Vorrei confermare quanto, in tempi
non ancora sospetti, avevo suggerito. Scrivevo della necessità,
appena approvato il Programma di Mandato, di un forte lavoro propositivo
della sinistra radicale per accompagnare e dare maggior spazio alla
propria presenza, vasta e significativa, nella Giunta. I terreni prioritari
mi sembravano, e mi sembrano ancora due. In primo luogo l’urbanistica,
laddove la meritoria uscita da un recente passato tutt’altro che
glorioso, che la Giunta Cofferati sta operando con decisione, dovrebbe
trovare un forte rilancio, un gioco di sponda tutt’altro che passivo
nella “sinistra della sinistra”. E’ necessario perché
gli interlocutori sociali della svolta nella politica della casa e della
programmazione della città sono ancora da raccogliere e convincere.
Quanto ha scritto recentemente, con impietosa chiarezza, Giuseppe Campos
Venuti su certe proposte di “cementificazione popolare”
lo dimostra con tutta evidenza. C’è poi un’altra
priorità da affrontare: quella del welfare cittadino. Sono convinto
che Cofferati ha la cultura e la convinzione politica per tener fede
all’impegno di privilegiare le persone rispetto alle cose, iniziando
ad orientare la spesa sull’infanzia e sugli anziani. Ma anni ed
anni di prevalenza di una logica che considera insostenibile l’impegno
pubblico nei servizi, che lo vede come un albero da potare, e l’obiettiva
scarsità delle risorse, sono ostacoli grandi nella via di una
vera svolta. Non ci si potrà limitare a ripetere la giaculatoria
del “tutto pubblico”, anche perché incassare a sinistra
i frutti di consenso di una sconfitta della coalizione sui servizi sarebbe
impossibile, restando comunque al governo. Occorre ben altro. Bisogna
chiedere, in un dialogo fecondo con gli assessorati competenti, che
si individui che cosa, e non potrà essere tutto, deve restare
pubblico, ora e sempre, facendolo uscire, però, dalla precarietà
del suo futuro, e dalla precarizzazione dei suoi operatori. Pensiamo
ad esempio alle scuole comunali dell’infanzia. Al contempo bisogna
avere il coraggio di indicare cosa dovrà essere sviluppato dal
privato sociale e soprattutto “come”. Mi spaventano di più
le liste di attesa che non i nidi in convenzione, ma non voglio siano
tollerati in eterno nidi “privati” in locali degni di servire
come garage. Attenzione tutto questo non è “parlare d’altro”.
Rivolgere un appello alla progettualità non vuole dire non rendersi
conto delle difficoltà di convivere qui ed ora, giorno per giorno.
Ma, appunto, convivere non basta e sono convinto che lo sanno bene i
compagni di Rifondazione e delle altre forze politiche “radicali”,
così come lo sa il Sindaco.
Cosa ne pensate? Scrivetelo a
davideferrari@yahoo.com
DAVIDE FERRARI