“2
Giugno. Anno 2006. A Bologna”
C’ero anch’io. Non so se esserne fiero. Non è stata
una grande giornata, il 2 Giugno di quest’anno, in Comune e poi
in Piazza Maggiore. Chi era lì, chi legge i giornali lo sa.
Un
piccolissimo gruppo di attivisti dei “Centri sociali” ha
fischiato, inveito, lanciato pomodori, dal lato della piazza che è
segnato dal Pavaglione, contro i militari, le crocerossine, i partigiani
ed i deportati che sfilavano per celebrare la Festa della Repubblica.
Io, pacifista da sempre, ero sul palco. Non sono entusiasa di una festa
fatta di parate militari, ma quella giornata non aveva nulla di bellicoso.
I soldati ed anche i loro comandandanti erano, la mattina, rilassati.
Forse, anche se nessuno lo diceva, non dispiaceva poi troppo la scelta
di ritirare le truppe dall’Iraq. Qualche giorno dopo il rosario
dei nostri caduti avrebbe visto aggiungersi nuovi grani. Morire per
dovere è a volte una terribile necessità, ma morire per
coprire le retrovie ad una superpotenza che decide da sola, favorisce,
almeno oggettivamente- torture e uccisioni di civili, e srumentalizza
gli alleati non credo piaccia troppo a nessun europeo.
Ma i contestatori del 2 Giugno, almeno quelli che si sono fatti sentire
(“mecenari” e “assassini” gridavano”)
non avevano nessuna voglia di rilassarsi o di festeggiare la fine del
militarismo straccione di Berlusconi.
Anzi, quello che volevano era esattamente il contrario, suscitare risposte
violente, farsi caricare, fare “l’incidente”. Conquistare
i media per insidiare le forze del nuovo governo. Rifondazione era,
muta, vicino a loro.
Dal pomeriggio è iniziata una revisione di questa improvvida
decisione. Già in Consiglio comunale tutta l’Unione ha
votato un documento di condanna degli insulti ai civili ed ai militari.
Ma bisogna dire qualcosa di più. E non solo a Rifondazione.
Quello che più mi ha intristito, il 2 Giugno, è stata
l’assoluta assenza del popolo bolognese. Nessuno nell’aula
del Consiglio, dove per altro abbiamo potuto ascoltare una bellissima
conferenza del prof. Aimis, che ha ricordato quanto hanno fatto i lavoratori
e le forze popolari per fondare la Repubblica e darle una Costituzione
avanzata. Nessuno.
Solo politici e figure delle istituzioni. Nessuno in piazza, al momento
della sfilata. Nessuno, esclusi ancora i politici, i militari, e, appunto,
i lanciatori di derrate alimentari.
Noi pacifisti, se le istituzioni ed i partiti non ce la fanno più,
avremmo dovuto chiamare il popolo, i lavoratori, le famiglie. Chiamarle
a stringersi attorno alla Repubblica, a circondare il suo esercito per
fargli sentire, insieme, che è amato e che è, non deve
mai scordarlo, l’esercito di una democrazia. In questo modo la
polemica sul carattere militare della celebrazione sarebbe passata in
cavalleria e avremmo messo alle nostre spalle anche la retorica patriottarda
degli scorsi anni.
A quel punto la provocazione dei pomodori sarebbe statta quello che
meritava di essere, un atto di isolati, “antipatici” a tutti,
oltrechè sciagurati. Cari compagni, questa sarebbe stata la funzione
di una Rifondazione, o dei Ds o dei cattolici pacifisti. Non tacere,
non limitarsi al momento istituzionale, o, peggio, intollerabilmente
peggio, fare l’errore gravissimo di mettersi a fianco degli sciagurati.
Ripeto: sembra che già avviata una riflessione autocritica.
Ma piacerebbe che anche questi argomenti, per un vero pacifismo, di
“massa” e di stimolo alla democrazia, fossero oggetto di
riflessione. Chissà. La speranza, almeno la mia, cerca di non
morire mai.
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DAVIDE FERRARI